Paola Paolini cos'è l'approccio immaginale

Ritrovare l'interezza nella mancanza

Una volta la mia insegnante mi disse una frase che non ho mai dimenticato:
Ogni opera d’arte è bella non solo per quello che l’artista ha messo nell’opera, ma anche per ciò che ha scelto di lasciare fuori. Così noi siamo opere d’arte per ciò che abbiamo, ma anche per quello che ci manca.
Ci sono voluti anni per afferrarne il significato. Viviamo in una cultura che ci insegna a guardare la mancanza come un problema da risolvere, qualcosa da eliminare o riempire il più velocemente possibile.

La società in cui viviamo si fonda sull'idea che ogni vuoto debba essere riempito. Non a caso gran parte dell'economia si regge sulla creazione di bisogni per lo più illusori e sulla promessa di soddisfarli.

Se ti manca qualcosa, devi procurartela, se provi disagio, devi farlo sparire, se senti di non essere abbastanza, devi migliorarti e diventare “la versione migliore di te stesso”. Il messaggio è sempre lo stesso: siamo sbagliati e manchevoli di qualcosa. Eppure la natura ci mostra altro. L’estate manca del fresco dell’autunno, il giorno manca della luce della luna e nessuno considererebbe queste mancanze un errore. Fanno parte del movimento stesso della vita. Ancora una volta il codice naturale ci ricorda che possiamo riconoscere la mancanza per ciò che è: uno spazio aperto, una tensione creativa, una possibilità di relazione con qualcosa che ancora non vediamo.

Una pratica per fare esperienza della mancanza

Prova a chiudere gli occhi e a chiederti: che cosa mi manca in questo istante?
Può essere un bicchiere d’acqua se hai sete. Può essere il riposo, il fresco in una giornata calda, la presenza di una persona. Oppure può trattarsi di qualcosa di più sottile, una sensazione difficile da definire, un’inquietudine che non trova parole. Qualunque sia la risposta resta in ascolto.

Percepisci come la mancanza è una porta che mette in comunicazione due dimensioni: ciò che è visibile e ciò che è invisibile. Da una parte c’è ciò che è presente nella tua esperienza concreta, dall’altra c’è ciò che esiste ma non è ancora visibile.

Ciò che non è presente ai nostri occhi non è necessariamente assente. È invisibile.
Se riesci a immaginarlo, a sentirlo, a percepirne il richiamo, significa che una relazione esiste già. Non sul piano della materia, forse, ma in uno spazio che è oltre la manifestazione.

Quando allarghiamo lo sguardo a entrambe le dimensioni, quella visibile e quella invisibile, il senso di incompiutezza legato alla mancanza perde gran parte della sua forza.

La mancanza smette allora di essere una ferita da guarire e diventa un ponte che collega le due dimensioni: la luce e il buio, il pieno e il vuoto, la vita e la morte, l’umano e il divino. Ciò che percepiamo come mancante esiste già nell’invisibile. Non è assente. È parte della realtà tanto quanto ciò che possiamo vedere. La mancanza ci ricorda proprio questo: che viviamo costantemente in relazione tra due mondi che coesistono nello stesso istante.

Una canzone per continuare il viaggio

Come nel mio ultimo articolo, condivido una canzone che sento particolarmente in sintonia con il tema di questa riflessione. Buon ascolto.