Ritrovare l'interezza nella mancanza
Una volta la mia insegnante mi disse una frase che non ho mai dimenticato:
“Ogni opera d’arte è bella non solo per quello che l’artista ha messo nell’opera, ma anche per ciò che ha scelto di lasciare fuori. Così noi siamo opere d’arte per ciò che abbiamo, ma anche per quello che ci manca.“
Ci sono voluti anni per afferrarne il significato. Viviamo in una cultura che ci insegna a guardare la mancanza come un problema da risolvere, qualcosa da eliminare o riempire il più velocemente possibile.
La società in cui viviamo si fonda sull'idea che ogni vuoto debba essere riempito. Non a caso gran parte dell'economia si regge sulla creazione di bisogni per lo più illusori e sulla promessa di soddisfarli.
Una pratica per fare esperienza della mancanza
Prova a chiudere gli occhi e a chiederti: che cosa mi manca in questo istante?
Può essere un bicchiere d’acqua se hai sete. Può essere il riposo, il fresco in una giornata calda, la presenza di una persona. Oppure può trattarsi di qualcosa di più sottile, una sensazione difficile da definire, un’inquietudine che non trova parole. Qualunque sia la risposta resta in ascolto.
Percepisci come la mancanza è una porta che mette in comunicazione due dimensioni: ciò che è visibile e ciò che è invisibile. Da una parte c’è ciò che è presente nella tua esperienza concreta, dall’altra c’è ciò che esiste ma non è ancora visibile.
Ciò che non è presente ai nostri occhi non è necessariamente assente. È invisibile.
Se riesci a immaginarlo, a sentirlo, a percepirne il richiamo, significa che una relazione esiste già. Non sul piano della materia, forse, ma in uno spazio che è oltre la manifestazione.
Quando allarghiamo lo sguardo a entrambe le dimensioni, quella visibile e quella invisibile, il senso di incompiutezza legato alla mancanza perde gran parte della sua forza.
Una canzone per continuare il viaggio
Come nel mio ultimo articolo, condivido una canzone che sento particolarmente in sintonia con il tema di questa riflessione. Buon ascolto.