Cosa si nasconde dietro i nostri desideri
Da bambina avevo un gioco segreto: desiderare qualcosa senza dirlo a nessuno.
Lo custodivo dentro di me come una preghiera silenziosa, un dialogo intimo con la vita. E molte volte, quasi per magia, accadeva. Quel giocattolo, quell’esperienza, quella piccola meraviglia che avevo immaginato prendeva forma nella realtà, senza apparenti spiegazioni.
Poi ho smesso di giocare. La vita adulta ha un modo tutto suo di soffocare queste intuizioni originarie, sostituendole con il pragmatismo, il controllo e la convinzione che esista solo ciò che possiamo spiegare.
Nel 2006, però, come molte persone in quel periodo, mi sono imbattuta nel documentario The Secret e poi nel libro e qualcosa dentro di me si riaccese. Forse da quel momento è iniziato un lungo percorso di ricerca e sperimentazione che mi ha portata a esplorare la legge di attrazione, il Transurfing, lo sciamanesimo, il Theta Healing, le tecniche yogiche e molti altri approcci dedicati alla comprensione del rapporto tra subconscio e manifestazione della realtà.
L'incontro con gli insegnamenti di Yogananda
La svolta più significativa è arrivata però attraverso un sogno ma questa è una storia che merita di essere raccontata a parte!
È stato grazie a quel sogno che ho incontrato Sahaja Mascia Ellero, discepola di Paramahansa Yogananda. Negli ultimi 3 anni ho seguito molte delle sue formazioni, tra cui Come manifestare i desideri dell’anima, titolo che è anche quello di un suo libro dedicato agli insegnamenti di Yogananda sulla manifestazione e sulla natura profonda del desiderio.
Una nuova comprensione del desiderio
Nel frattempo, qualcosa è diventato sempre più evidente.
Nell’atto di desiderare relazioni, denaro, successo o riconoscimento percepivo una mancanza difficile da ignorare. Mi sono trovata più volte a ottenere esattamente ciò che volevo e a scoprire, poco dopo, che quella sensazione di pienezza tanto attesa era già svanita.
Il desiderio soddisfatto lasciava semplicemente spazio al desiderio successivo.
Ho compreso allora che, alla sua ottava più bassa, il desiderio può diventare una sottile forma di evasione dal presente. Ci invita costantemente a cercare altrove ciò che crediamo ci manchi, proiettandoci in un futuro in cui saremo finalmente completi, felici, appagati.
Viviamo nell’attesa di qualcosa: un cambiamento, un incontro, una conferma, una svolta. Pensiamo che la pace arriverà quando le circostanze saranno diverse da quelle che sono oggi. E così continuiamo a rimandare l’incontro con la vita, come se il momento giusto dovesse ancora arrivare.
Ma il desiderio, quando perde il contatto con la sua origine più profonda, rischia di trasformarsi in una continua ricerca di ciò che forse è già presente dentro di noi.
Cosa desideriamo davvero?
Eppure sarebbe un errore demonizzare il desiderio.
Esiste infatti un’ottava più alta: quella dell’impulso animico che ci spinge a crescere, a evolvere, a fare esperienza della vita. È la forza che ci invita a esprimere il nostro potenziale e a manifestare ciò che siamo venuti qui a realizzare.
In fondo, è la stessa energia che ci mantiene vivi.
Secondo gli insegnamenti di Yogananda, dietro ogni desiderio agiscono due impulsi fondamentali: evitare il dolore e ricercare la felicità. Ma osservando ancora più in profondità, emerge una verità sorprendente.
Ciò che desideriamo davvero non è l’oggetto del desiderio.
In verità desideriamo uno stato di coscienza.
Vogliamo sentirci liberi, espansi, connessi, completi. Vogliamo sperimentare la nostra natura più autentica.
“Se avete in voi una fede realmente divina e desiderate qualcosa che nell'universo non esiste, quella cosa sarà creata per voi.”
SWAMI SRI YUKTESWAR
Le esperienze materiali, quindi, non sono il problema. Anzi, possono diventare strumenti preziosi attraverso cui incarnare determinati stati interiori e radicarli nella nostra esperienza concreta.
Ciò che genera sofferenza non è il desiderio in sé, ma l’attaccamento. È la dipendenza da ciò che desideriamo. È l’illusione che la nostra felicità dipenda esclusivamente dal possesso di qualcosa di esterno. Quando questo accade, ogni gioia rischia di trasformarsi in una prigione dorata.
La sofferenza non dipende soltanto da ciò che desideriamo, ma dalla coscienza con cui desideriamo. Quando il desiderio nasce dalla sensazione di essere incompleti, tende a trasformarsi in dipendenza e attaccamento. Quando invece nasce da uno stato di presenza e pienezza interiore, diventa un atto creativo, un modo attraverso cui la vita continua a espandersi e a fare esperienza di sé.
Come scriveva Tacito:
“La speranza di diventare ricchi è una delle più diffuse cause di povertà.”
TACITO
Il desiderio che è dietro tutti i desideri
Forse il desiderio che si nasconde dietro tutti i nostri desideri è uno solo: ritrovare l’unione con la nostra natura divina.
Quella parte di noi che sa già come creare. Quella che, da bambina, giocava in silenzio con l’universo.
Forse non abbiamo mai davvero dimenticato come si fa. Forse abbiamo soltanto bisogno di ricordarlo.
Una canzone per continuare il viaggio
Ci sono canzoni che sembrano fare la stessa domanda che attraversa certe fasi della nostra vita.
Per me, una di queste è Fuori città di Vasco Brondi.
La lascio qui come colonna sonora ideale di questa riflessione sul desiderio, sul cammino e su quel richiamo profondo che, in modi sempre diversi, continua a indicarci la strada.